IL COMMENTO DI LUCE TOMMASI


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"SUL FILO" DI GIOVANNA ALVARO VINCE IL 2° CONCORSO NAZIONALE DI POESIA DELL'ANMIL "LAVORO INSICURO. RIFLESSI NEGLI SGUARDI DELLE DONNE" PARLA L'AUTRICE: "PER PREVENIRE I RISCHI, OCCORRE VEDERE LE COSE DALL'ALTO"

 

Ha vinto, ma noi la intervistiamo a poche ore dalla proclamazione, quando ancora non lo sa. Si chiama Giovanna Alvaro e la sua poesia "Sul filo" ha lasciato tutti con il fiato sospeso. Psicologa clinica ad Aprilia, in provincia di Latina, ma impegnata su tutto il territorio nazionale per un'azienda di cui dirige l'area formativa, rivolge da anni la sua attenzione alla sicurezza sui luoghi di lavoro e all'universo femminile. È stata lei a dare vita al Comitato Donne dell'AIFOS, l'Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro, di cui è stata past president. La poesia è una delle sue grandi passioni e, per il concorso dell'ANMIL, ha provato a tradurre in versi i suoi temi per stimolare pensieri ed emozioni.

 

- Da dove ha tratto ispirazione per parlare di una donna che, a causa del lavoro, perde la vita o, come dice lei, si ritrova in una situazione di "inamovibilità"? 

Desidero premettere che questa poesia mi è venuta di getto ed è volutamente poco artefatta. L'idea che volevo portare avanti, a cominciare dalla scelta del titolo "Sul filo", era un invito ad osservare i rischi connessi al lavoro da un'ottica diversa, mettendo in atto una sorta di dissociazione per vedere meglio. Lo dico anche nei miei corsi formativi, in cui parlo di una "terza posizione percettiva", che consenta di vedere le cose a distanza, da un filo sospeso nell'aria appunto. È infatti chiaro agli operatori del settore che la maggior parte dei pericoli non vengono visti e collegati alle situazioni in atto, perdendo quell'elemento critico che consente di prevenirli. Da qui la figura del "funambolo", che cerca di vedere le cose dall'alto. Sono inoltre convinta che la percezione dei rischi non sia la stessa per un uomo e per una donna. 

 

- Lei parla di una figura nuda, sola, confusa e di uno strano silenzio che la avvolge. È così che vede la situazione di una donna infortunata sul lavoro? 

Assolutamente sì. Penso che questi aggettivi possano indicare un momento di grande cambiamento di una situazione: dalla vita alla morte o dalla vita ad una esistenza segnata profondamente da un infortunio. La mia poesia è divisa in tre parti. La prima, dove la donna è sul filo e vive un momento di "stupore", la parola chiave di questa sequenza, in cui cioè non si rende conto di che cosa le stia succedendo. E dice che cadrà su una nuvola di zucchero filato, senza più rischi, perché l'incidente è già successo e lei è ormai morta. La seconda parte della poesia è quella del monito, in cui la donna afferma: "Avrei dovuto pensarci prima". E qui le parole, che ho cercato con grande cura, sono "equilibrio" e "forza", due termini fondamentali per estraniarsi dalla realtà contingente e tornare idealmente indietro, quando ancora si poteva fare qualcosa per evitare l'incidente. La terza parte è quella che contiene la conclusione ed il "perché" di questa storia, quando la donna ripensa a quello che "era solo un giorno come un altro,  era solo un giorno di grande fretta". Ed è proprio la fretta che impedisce di vedere le insidie che si nascondono nel mondo del lavoro. 

 

- Dietro questa fretta c'è dunque il dramma di tante donne che lavorano e che non hanno tempo per riflettere sui rischi che corrono, nella loro corsa quotidiana tra casa e lavoro? Non a caso l'illustratrice Serena Corinti - che ha associato le sue immagini alle poesie in concorso, nel volume edito da Gangemi - chiama le sue donne "Riflessive" 

Ho lasciato volutamente, in questo passaggio, un po' di puntini di sospensione. Non mi piaceva dire che cosa poteva essere accaduto: forse un incidente in itinere tra casa e lavoro o forse un incidente in fabbrica, magari a causa di un macchinario. Quello che volevo sottolineare era lo stress che ha impedito alla vittima di riflettere. Esattamente come dicono le illustrazioni di Serena Corinti con quell'invito puntuale alla riflessione, da cui prendono il nome le donne che raffigura. 

 

- Questa storia potrebbe essere la sua? O la funambola di cui parla potrebbe essere qualcuna che conosce? 

Anche se la poesia è scritta in prima persona, non ho mai vissuto una storia come questa, ma avendo collaborato per AIFOS con ANMIL ho sentito le testimonianze di tante donne che hanno attraversato queste situazioni. E posso dire che, da tutte loro, mi è arrivato il messaggio di un cambiamento drammatico, che ti fa sentire "inamovibile", incapace di uscire dalla routine del quotidiano. Un cambiamento che, partendo da una vita definita, anche se frenetica, ti porta verso una realtà da reinventare. 

 

- Pensa che una persona, afflitta da una esperienza negativa, possa trasformarla in una risorsa positiva, al servizio degli altri?  

Certamente. Innanzitutto per chi vive sulla propria pelle il dramma dell'incidente sul lavoro perché, nel passaggio da una vita normale ad una vita diversa, occorre trovare un senso diverso. Da qui il passaggio successivo della persona che vuole diventare una risorsa anche per gli altri, sia per l'educazione dei giovani, ma anche per tutti coloro che devono ripartire e per i quali può rappresentare un'ottima leva di cambiamento. 

Con questo non voglio dire che la nuova situazione sia un punto di forza, ma una condizione da cui è possibile trarre l'energia per diventare parte attiva, una volta superato il momento di destabilizzazione emotiva.  

 

- Come ha saputo di questo concorso dell'ANMIL?

Il mio incontro con l'ANMIL è avvenuto per motivi professionali, tanti anni fa, anche grazie alla collaborazione con AIFOS, di cui attualmente faccio parte come componente del direttivo nazionale. Sono stati numerosi, nel tempo, i momenti di collaborazione. Per quanto riguarda invece questo concorso di poesia, ho visto il bando sul web. Un "incontro" - diciamo così - casuale, ma il tema mi è molto piaciuto. Ed eccomi qui. 

 

- Come vive la sua condizione di donna e di lavoratrice?

Attualmente faccio due lavori. Come psicologa clinica ho il mio studio e i miei pazienti e  nello stesso tempo mi occupo, per un'azienda, di progetti centrati sui comportamenti delle persone. Lavoro molto e per questo sono riuscita ad acquisire, negli anni, la capacità di ritagliarmi tempi di recupero, anche nei momenti di maggiore tensione. Capisco molto bene che cosa possa accadere a causa dello stress perché, anche nella pratica clinica, mi capita spesso di incontrare donne affette da uno "stress lavoro correlato". 

 

- Crede che l'arte possa essere un buon veicolo per trasmettere messaggi come quello della sicurezza sul lavoro? 

Penso di sì. Ho fatto leggere la mia poesia a tante amiche. Possiedo infatti una grande rete di persone, che ritengo di fondamentale importanza per combattere la solitudine che caratterizza la vita del momento storico che stiamo vivendo. E posso dire che i miei versi sono piaciuti perché - mi è stato detto -  hanno dato possibilità di riflettere su temi e situazioni ai quali, spesso, non si presta attenzione. Penso che tutte le forme d'arte siano importanti per questo scopo. La poesia è un linguaggio metaforico e parla alla parte destra del nostro cervello, che è quella deputata a cogliere gli imput in maniera istantanea e a percepire le emozioni che arrivano direttamente al cuore, senza filtri razionali. Per questo è, a mio parere, uno dei linguaggi d'elezione. 

 

- E se dovesse vincere?

Penso che sarei strafelice. Sono già contenta di essere arrivata tra i finalisti. Se vincessi, mi farebbe piacere per due cose. Innanzitutto perché, come ho detto, ho scritto questa poesia di getto, utilizzando un linguaggio non artefatto, ma lineare. E vincere significherebbe dunque prendere un premio per quello che sento e non per quello che ho costruito. Il secondo motivo, ma non ne ho mai parlato, si lega ad un mio sogno nel cassetto. 

 

- Ce lo può svelare? 

Scrivo poesie da tanto tempo. Mi piace comporre versi per me e per le persone che amo. Potrei pubblicarli nel 2018. E vincere un primo premio sarebbe un grande incentivo ad andare avanti. 

 

 

Pubblicato il 24 novembre 2017