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Riconosciuto per la 1ᵃ volta il nesso: uso scorretto telefonino-sviluppo tumore al cervello. L’INAIL dovrà corrispondere la malattia professionale >>
 
Data: 20/04/2017
 

La condanna del Tribunale di Ivrea impone all’INAIL di corrispondere una rendita vitalizia da malattia professionale al dipendente di un’azienda cui è stato diagnosticato il tumore dopo che per 15 anni ha usato il cellulare per più di tre ore al giorno senza protezioni. La sentenza, resa nota oggi dagli avvocati Renato Ambrosio e Stefano Bertone, dello studio legale torinese Ambrosio e Commodo, è dello scorso 30 marzo.

Per la prima volta una sentenza riconosce un nesso tra l'uso scorretto del cellulare e lo sviluppo di un tumore al cervello. Il giudice del lavoro del Tribunale di Ivrea, Luca Fadda, ha infatti riconosciuto che il tumore, benigno ma invalidante, contratto dall'uomo è stato causato dall'uso scorretto del cellulare.

“Speriamo che la sentenza spinga ad una campagna di sensibilizzazione, che in Italia non c'è ancora” è stato il commento dell'avvocato Stefano Bertone. “Come studio - aggiunge - abbiamo aperto il sito www.neurinomi.info, dove gli utenti possono trovare anche consigli sull'utilizzo corretto del telefonino”.

“Non voglio demonizzare l'uso del telefonino, ma credo sia necessario farne un uso consapevole”, ha dichiarato Roberto Romeo, dipendente di una grande azienda italiana di 57 anni, sfortunato protagonista della vicenda.

“Ero obbligato a utilizzare sempre il cellulare per parlare con i collaboratori e per organizzare il lavoro – ha raccontato l'uomo -. Per 15 anni ho fatto innumerevoli telefonate anche di venti e trenta minuti, a casa, in macchina. Poi ho iniziato ad avere la continua sensazione di orecchie tappate, di disturbi all'udito. E nel 2010 mi è stato diagnosticato il tumore. Ora non sento più nulla dall'orecchio destro perché mi è stato asportato il nervo acustico”.

 

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