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Con il polpastrello bionico diventa sempre più chiaro il legame fra cervello e tatto: le nuove protesi restituiranno alle persone amputate la sensazione tattile >>
 
Data: 20/04/2017
 

Dopo la scoperta (divulgata qualche giorno fa) effettuata da un gruppo di ricerca dell'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa che ha dimostrato come l'udito aiuti le persone amputate ad avere percezioni sensoriali se le protesi sono impiantate nelle ossa, una nuova ricerca condotta sempre dall’Istituto pisano questa volta insieme alla Facoltà di medicina dell'Università di Lund (in Svezia) e pubblicata ieri, martedì 4 aprile, sulla rivista Scientific Reports, svela ora un meccanismo fondamentale per l'elaborazione degli stimoli tattili nel cervello. Utilizzando un dito bionico, realizzato nel 2016, in grado di restituire con il suo polpastrello il senso del tatto in maniera artificiale, il gruppo italo-svedese è riuscito a generare sensazioni tattili artificiali, rivelando che i neuroni elaborano i segnali in arrivo dalla periferia del corpo per rappresentare nel nostro cervello l'interazione con il mondo esterno, proprio attraverso il tatto.

Le potenziali future applicazioni di questa scoperta sull'uomo vanno dallo sviluppo di neuroprotesi più funzionali (ossia sistemi che decodificano i segnali del cervello e li trasmettono ai motori di un arto robotico per sostituire un arto amputato e che in contemporanea inviano segnali nervosi al cervello per restituire il senso del tatto), alla comprensione della genesi di malattie neurologiche, fino allo sviluppo di modelli per verificare l'entità di danni neurologici e per stimare l'avanzare di malattie neurodegenerative.

In l'Italia, grazie a progetti di ricerca in corso della Scuola Superiore Sant'Anna con INAIL e la Regione Toscana, i risultati della ricerca saranno applicati per sviluppare nuove protesi robotiche, in grado di restituire alla persone amputate la sensazione del tatto, o robot in grado di rendere ancora più preciso e rapido il rilevamento tattile di tumori durante operazioni chirurgiche.

La ricerca è stata condotta con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, del Consiglio delle Ricerche Svedese e della Commissione Europea.

 

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