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Delibera Corte dei Conti n.14/2014/G >>

 

Destinazione e gestione del 5 per mille: le misure consequenziali finalizzate alla rimozione delle disfunzioni rilevate.

 

 

 

  

 

La scure della Corte dei conti sul cinque per mille una tutela verso chi lavora seriamente

 

 

Facendo seguito all’inchiesta dello scorso gennaio da parte della magistratura contabile sulla gestione del cinque per mille, e come riportato ieri dalle maggiori testate nazionali, la Corte dei conti ha deliberato di porre delle direttive chiare per evitare "la frammentazione e la dispersione delle risorse" in quanto sono circa 9 mila gli enti che ottengono un contributo inferiore ai 500 euro ed oltre mille quelli che non hanno ottenuto nemmeno una firma. Inoltre, altri enti, senza scopo di lucro, non fanno che fornire servizi a ristrette categorie professionali come notai o avvocati, o addirittura al mondo della politica, senza impatti sociali e quindi per tali organizzazioni l’elargizione del cinque per mille appare immotivata.  Questi sono solo alcuni dei rilievi che i magistrati contabili muovono all'istituto, in un giudizio netto e negativo: "Molte organizzazioni, pur non avendo finalità di lucro, non producono alcun tipo di valore sociale, rivolgendosi esclusivamente ai soci o iscritti, senza rispondere a criteri di misurabilità dell'utilità sociale prodotta".

Queste considerazioni hanno portato la Corte a ritenere "necessario intraprendere un'attività di audit dell'Agenzia delle entrate sul comportamento degli intermediari in potenziale conflitto di interesse, al fine di tutelare la libera scelta dei contribuenti".

La Corte dei conti vuole che si pubblichi, in nome del principio di trasparenza e lealtà verso i contribuenti "un unico elenco annuale di tutti i beneficiari, con il relativo numero di contribuenti e di importo". Inoltre si sottolinea "la preclusione di partecipazione per gli enti di diritto pubblico al finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici perché tali risorse, invece, vengono dirottate su enti privati spesso non specializzati nel campo del restauro e della conservazione, che sviluppano, peraltro, spesso, progetti assai discutibili e, pertanto, poco interessanti per i contribuenti". Appare poi non sensato il fatto che i contribuenti non possano scegliere direttamente "nella scheda per l'opzione della destinazione del 5 per mille a favore delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici". Questi rilievi, a detta dei magistrati, sono da considerare come un giusto indennizzo per quegli enti meritevoli che a causa di inefficienze altrui subiscono ritardi nelle erogazioni anche dovuti alla pluralità di amministrazioni coinvolte, con scarso coordinamento tra loro, e a disfunzioni interne a ciascuna di esse che provocano incertezza sulla disponibilità delle risorse per i beneficiari. Da notare che secondo i dati messi assieme dai magistrati, tra il 2006 e il 2011, l'Associazione italiana per la ricerca sul cancro domina la graduatoria con contributi che arrivano sino a 55 milioni.

Secondo quanto riteniamo, l’iniziativa della Corte dei conti deve essere vista esclusivamente come una tutela per quelle Associazioni, numericamente consistenti e dall’impatto sociale notevolissimo, che tutelano realmente gli interessi dei propri assistiti e che si vedevano sinora messe sullo stesso piano di gruppi circoscritti di persone che invece perseguono l’utilità di pochi. Ed è corretto in tal senso il rilievo verso quei mille enti che non riescono nemmeno ad ottenere la fiducia delle stesse persone che le rappresentano visto che non raccolgono nemmeno una firma. E allora ci pare che una riforma del sistema del cinque per mille secondo le linee guida stabilite possa costituire una svolta positiva per evitare sperperi, per favorire gli enti che sono seriamente strutturati per tutelare i propri assistiti e last but not least, tale iniziativa ci sembra un passaggio obbligato verso una tutela sempre maggiore dei diritti dei cittadini che non sono solo individui teorici o numeri da elencare quando fa più comodo ma «persone»; speriamo che sia solo l’inizio di una serie di iniziative che ci portino a smettere d'ignorare l'uomo reale a beneficio di una astrazione, l'uomo economico.