IL COMMENTO


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FONDO (DI TUTTE LE) VITTIME AMIANTO 

di Giuseppe Turudda

 

Innanzitutto bisogna stabilire chi sono, dove sono e se pur essendo tutte uguali vengono considerate diversamente agli effetti risarcitori. Purtroppo però sono tutte uguali rispetto all’infausto esito della loro malattia co0ntratta. Ci sono le vittime professionali, riconosciute, non sempre, da INAIL; le familiari (mogli e conviventi/figli) non riconosciute INAIL, ed ambientali (chi stava, vicino/esposto) anche questi non coperti da assicurazione INAIL. Ormai i non coperti da assicurazione sono il 33% dei casi indagati del solo mesotelioma.

Per dare un serio contributo e partecipare alla discussione sul Fondo Vittime Amianto. Credo sia utile essere a conoscenza che:

  1.  Il Parlamento ha affermato/legiferato per ben due volte che il FVA è:
  2. “in favore di tutte le vittime…”[1] ad essere risarcite per effetto di malattie contratte a causa della fibra Killer
  3. estensibile quindi anche ai casi di mesotelioma contratto per cause “familiari” od “ambientali”[2] così come prevede la norma della legge di stabilità 2015.

Nel primo caso tutte le malattie, nel secondo solo il mesotelioma.

  1. – Il regolamento del Ministero del lavoro del 2011 è:
  2. sicuramente un atto legislativo di rango inferiore rispetto alle leggi approvate dal Parlamento;
  3. sbagliato proprio perché non tiene conto di “tutte le vittime”.
  4. E’ vero si rischierebbe, teoricamente, di abbassare le prestazioni di chi oggi usufruisce del Fondo. E allora perché nel 2011 non si è deciso come Fondo di spendere tutto l’accantonato, dovuto ai ritardi dell’attuazione della legge del 2008? Forse già in quell’occasione si potevano spendere i “danee”. Fatto sta che ciò non si è deciso e che, col consenso dei Ministeri, si è deciso di scaglionare quanto non speso nei prossimi dieci anni. Che problema c’è allora di tentare una sperimentazione che nei prossimi sei anni non leva niente a nessuno? Incomprensibile a meno che non si pensi che il FVA sia solo ad appannaggio degli esposti professionali, cosa che le due leggi dianzi citate però escludono[3].
  5. Che fare dunque? Se si è convinti che la nuova disciplina varata con la Stabilità 2015 è da attuare la si attui perché: è un giusto riconoscimento, è un varco che consentirà di risolvere in futuro e con più risorse il problema drammatico delle vittime, tutte, dell’amianto. Attardarsi nel trovare il pelo sull’uovo su una normativa di secondo grado, il regolamento ministeriale, comunque non applicabile alle vittime familiari e ambientali significherà prestare il fianco a chi vuole rimandare il problema alle calende greche.

Credo sia quindi indispensabile operare per far sì che il regolamento del Fondo sia modificato secondo quanto previsto dal legislatore. Ai mal di pancia ci penseremo dopo.

Ripeto, che fare dunque?

  • Definire la platea degli aventi diritto. Tra i 15875 mesoteliomi censiti nel ReNam fino al 2008[4] circa il 10% di questi sono classificati come “familiari” od “ambientali”. Pensare di riconoscere tutti questi casi creerebbe una serie di complicazioni economiche e di individuazione degli aventi diritto (la malattia ha una aspettativa di vita inferiore ad un anno dalla data della prima diagnosi). Sarebbe meglio orientarsi nel riconoscere quei casi avvenuti a partire dalla data di promulgazione della Legge di Stabilità (circa 100/150 casi anno). Nel triennio di sperimentazione previsto gli interessati sarebbero 100/150 il primo anno, 200/300 il secondo, 300/450 il terzo.
  • Definire chi accerta tale diritto. Poiché “La sorveglianza epidemiologica dei casi di mesotelioma è affidata dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 308/2002 al Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) istituito presso l’INAIL, Settore Ricerca - Dipartimento Medicina del Lavoro, che si struttura come un network ad articolazione regionale. Presso ogni Regione è istituito un Centro Operativo Regionale (COR) con compiti di identificazione di tutti i casi di mesotelioma incidenti nel proprio territorio e di analisi della storia professionale, residenziale e ambientale dei soggetti ammalati. I COR sono oggi istituiti in tutte le Regioni e Province Autonome del Paese ad eccezione del Molise e della Provincia Autonoma di Bolzano”[5]: la soluzione quindi è bella e pronta. D’altronde la Sovraintendenza Medico-Legale di INAIL non è chiamata a determinare se c’è un mesotelioma ma se il mesotelioma è correlato ad esposizione professionale. Non ha mai sindacato sul lavoro dei COR, decide solo se l’istituto è favorevole o meno alla concessione di prestazioni per riconosciuta esposizione professionale su domanda dell’interessato. Non è chiamato a pronunciarsi sulla causa extraprofessionale ma solo su quella professionale.
  • Definire a quale prestazione si ha diritto. Se ci si limita ad un trattamento quale quello erogato dal FVA si tratterebbe di riconoscere alla vittime ambientali e familiari pochi Euro 5200 Euro una tantum. Una inerzia rispetto a quanto percepiscono le vittime professionali per effetto della concomitante rendita INAIL associata ai benefici del Fondo. Una elemosina quindi, ma anche un trattamento discriminatorio. Un contributo funerario.

Concedere allora una sorta di rendita anche ai nuovi destinatari? Non è possibile se fosse correlata al loro reddito.

Perché non pensare allora ad una soluzione sperimentale, mutuandola ad esempio dalla normativa già esistente? Ad esempio quella relativa alle “vittime del dovere od equiparate”[6] oppure quella per i “superstiti di lavoratori non soggetti alla tutela assicurativa ai sensi del T.U. 1124/65”?[7] Lo strumento per sperimentare è quindi già praticato e previsto legislativamente. Certo bisognerà adattarlo al caso specifico, ma si tratta di dare una seria e congrua prestazione.

  • Una seria e congrua prestazione. Il Fondo vittime del dovere[8] riconosce più di 2.000 € a punto rispetto all'invalidità riconosciuta con un massimale che è dato dalla moltiplicazione tra percentuale riconosciuta (massimo 100) e valore del punto. Per i superstiti di lavoratori non soggetti del T.U. il Ministero del lavoro stabilisce anno per anno il valore da liquidare a seconda la composizione familiare dei superstiti. La forbice tra i due istituti va da 5.000 a più di 200.000 Euro. La prima è bassa, la seconda è troppo alta. La via di mezzo potrebbe essere concedere in via sperimentale il “minimale delle rendite INAIL: = 16.163,70 euro anno”. Se fosse questa la scelta, tra l'altro suffragata anche da quanto previsto nella Legge di stabilità 2014[9], il costo sarebbe di circa 10/12 milioni nel triennio.
  • E dopo che si fa? Se la sperimentazione riesce allora che si fa dal 2018 in poi? Bisognerà adoperarsi affinché in Parlamento si trovi il modo di rimpinguare le già scarse risorse del FVA per far fronte sia alle vittime professionali che a quelle ambientali, familiari chiamando a responsabilità i veri responsabili di queste morti: in primis lo Stato, che non ha vigilato, Poi Enel, Ferrovie, Telecom, Fincantieri, Pirelli, Eni, Montedison, i colossi della siderurgia, delle cartiere, la Fintecna etc.: non sono in grado questi colossi di sborsare un centinaio di milioni all'anno? Lo 0,0nonsoquanto" % delle loro entrate? Certo è che oggi pagano poco, pagano di più (meno di dieci milioni), altri datori di lavoro (artigiani, commercianti in prevalenza) sicuramente meno responsabili dei grandi gruppi prima citati e spesso anche loro vittime dell'amianto.

 

Pubblicato il 3 ottobre 2018


[1] Vedi L. n. 244/200 - Finanziaria 2008:  “241. E' istituito presso l'Istituto nazionale  per  l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), con contabilita' autonoma  e separata, un Fondo per le vittime dell'amianto, in favore di tutte le vittime  che  hanno   contratto   patologie   asbesto-correlate   per esposizione all'amianto e  alla  fibra  "fiberfrax",  e  in  caso  di premorte in favore degli eredi”.

[2] Vedi L. n.190/2014 – Stabilità 2015 -  “116.  Le  prestazioni  assistenziali  del  Fondo  per  le   vittime dell'amianto di  cui  all'articolo  1,  comma  241,  della  legge  24 dicembre 2007, n. 244, istituito presso l'INAIL, sono estese  in  via sperimentale,  per  gli  anni  2015,  2016  e  2017,  ai  malati   di mesotelioma che abbiano contratto la  patologia,  o  per  esposizione familiare  a  lavoratori  impiegati  nella  lavorazione  dell'amianto ovvero per esposizione ambientale comprovata. Le prestazioni  di  cui al presente comma sono a valere  sulle  disponibilita'  presenti  nel suddetto Fondo senza nuovi o maggiori oneri a  carico  della  finanza pubblica”.

[3] Vedi Delibera n.    dell'11 novembre 2013 del FVA: “di proporre al Ministero del lavoro e delle politiche sociali ed al Ministero dell'economia e delle finanze, l'utilizzo per l'erogazione delle prestazioni delle economie 2008/2010 costituitesi nel “Fondo” secondo il criterio della ripartizione crescente nel decennio 2012-2021, nei termini di cui all'allegato che costituisce parte integrante della presente deliberazione”.

[4] V. 4° Rapporto ReNam. -  pag. 45 – Tab. 10

[5] V. 4° Rapporto  ReNam. -  pagg. 203/223

[6] V. L n. 406/80; L. n. 302/90; L. n. 388/2000; L. n. 206/04

[7]La Finanziaria 2007 ha istituito uno specifico Fondo presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con lo scopo di fornire un adeguato supporto ai familiari dei lavoratori - assicurati e non, ai sensi del Testo Unico - vittime di gravi infortuni sul lavoro. I compiti di erogazione delle prestazioni del Fondo sono attribuiti all’Inail previo trasferimento delle necessarie risorse finanziarie da parte del ministero.
Il decreto del 19 novembre 2008, in fase di prima applicazione, ha limitato le prestazioni del Fondo ai soli familiari dei lavoratori deceduti per infortuni sul lavoro verificatisi dal 1° gennaio 2007.
Sono esclusi gli infortuni avvenuti antecedentemente al 1° gennaio 2007 con decesso del lavoratore successivo a detta data e le malattie professionali

[8] V. L n. 406/80; L. n. 302/90; L. n. 388/2000; L. n. 206/04

[9] L.S. 147/2013 – C. 130. “Al primo comma dell'articolo 85 del citato testo unico di  cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965,  n.  1124, l'alinea  e'  sostituito  dal  seguente:  «Se  l'infortunio  ha   per conseguenza la morte, spetta a favore dei superstiti  sotto  indicati una rendita nella misura di cui ai numeri  seguenti  ragguagliata  al 100 per cento della retribuzione calcolata  secondo  le  disposizioni degli articoli da 116 a 120. Per i lavoratori  deceduti  a  decorrere dal 1º gennaio 2014 la rendita ai superstiti e'  calcolata,  in  ogni caso, sul massimale di cui al terzo comma dell'articolo 116”.