IL COMMENTO DI LUCE TOMMASI


Per informazioni: numero verde gratuito 800180943

  
Stampa  

 

 

Articoli Correlati:

 

 

di Luce Tommasi

per ANMIL >>

 

Articoli del 2016 >>

  
Stampa  

LA FORZA DI ESSERE UN GRUPPO. NASCE DA QUI IL SUCCESSO DEL CORO MANI BIANCHE ROMA DIRETTO DA UNA EQUIPE MULTIDISCIPLINARE

 

Noi siamo un “noi”. Questa è la prima cosa che mi chiede di scrivere Mimma Infantino, psicoterapeuta, direttrice del Coro Mani Bianche Roma e presidente della Onlus che porta lo stesso nome. “La nostra equipe - chiarisce - è un gruppo multidisciplinare costituito da esperti clinici della disabilità e da musicisti che operano insieme per questo progetto”. I due musicisti sono Maria Grazia Bellia e Tullio Visioli. A loro si aggiunge Nadia Boccale, esperta della neuropsicomotricità e terapista della riabilitazione che, insieme a Mimma Infantino, si occupa degli aspetti clinici dei ragazzi del Coro. Consiste dunque nel lavorare insieme la forza di questo team che, per fare inclusione, comincia a praticarla fra gli operatori che, a tale scopo, hanno dovuto contaminare i loro linguaggi per rendere la musica accessibile alle persone con fragilità. Nella mente e nel cuore c'è ancora la partecipazione al Disability Pride del 15 luglio scorso. Per tutti parla Mimma Infantino, che ripercorre anche la storia di Mani Bianche Roma. 
- Come nasce questo Coro e dove si trova la vostra sede? 
Il coro di Roma nasce ufficialmente nel 2015, ma noi operatori avevamo già incominciato a fare attività quattro anni fa. Appena sono arrivati i fondi abbiamo costituito l'Associazione Onlus e dato maggiore impulso alla nostra azione. La sede del Coro si trova presso l'Istituto Fabriani, nella periferia romana di Bastogi. Si tratta di un istituto storico per sordi, che si è sempre occupato di accogliere ragazzi, quando non c'era la legge di integrazione scolastica. Alcuni allievi del nostro Coro vivono lì. Noi ci siamo poi impiantati nel territorio e ci hanno raggiunto altre persone, sia udenti, sia con diverse tipologie di fragilità. E ovviamente lavoriamo tutti insieme. 
 
 
- Quali attività svolgete e a quali  fasce di età vi rivolgete? 
Il nostro laboratorio si tiene tutti i lunedì dalle 17 alle 18,30. Un'ora e mezza, durante la quale si fa esperienza musicale. Partecipano non solo ragazzi sordi, ma anche normodotati. Il progetto è rivolto a bambini e adolescenti dai 6 anni in su, ma anche gli adulti partecipano, di tanto in tanto, perché hanno piacere di cantare con noi.
Ci sono adulti sordi, che ci aiutano molto con i ragazzi, perché rappresentano un modello identitario e svolgono, allo stesso tempo, una esperienza musicale per potersi esprimere e divertire. Anche ai nostri concerti partecipano sordi che arrivano da tutta Italia. Quando ci sono iniziative importanti, ci raggiungono e cantano insieme a noi. 
 
- Da quanto tempo dirige il Coro e quali difficoltà comporta essere alla testa di un gruppo come questo?
Lo dirigo dal 2014, da quando abbiamo incominciato a lavorare insieme. Ribadisco che non sono io la testa, ma la testa è l'equipe e che la nostra forza è la collaborazione, cioè mettere insieme la multidisciplinarietà e la capacità di integrare le diverse discipline. Siamo fortunati perché ci siamo incontrati e siamo persone collaborative, aperte e disponibili. Questo ci consente di non sentirci soli, ma di fronteggiare insieme le cose. Più andiamo avanti e più siamo un gruppo che si integra. 
 
- Come armonizzare le diverse difficoltà dei ragazzi che compongono il Coro? Qual è il segreto? 
Tutti i ragazzi si sintonizzano sul movimento della direttrice del Coro. L'allenamento che noi facciamo, durante l'esperienza musicale dei laboratori, è basato sul "rispecchiamento", sull'uso della voce anche nei sordi e sull'esperienza del ritmo. I ragazzi devono insomma andare insieme non solo a chi dirige il coro, ma anche agli altri componenti. E questo lo si fa attraverso la musica, sperimentando il ritmo. Tutto il lavoro di percezione della musica avviene attraverso il corpo, grazie alle percussioni delle mani sul corpo. Gli udenti cantano usando la voce, i sordi utilizzando la LIS.
 
- Anche lei è una musicista? 
Io non sono musicista: questo è lo scoop. Io mi sono ritrovata musicale, ma non ho mai studiato musica. Sono una psicoterapeuta, interprete della Lingua dei Segni. Grazie a questa esperienza, ho scoperto di avere una grande musicalità. Mi piace molto ballare e sento tantissimo il ritmo. E poiché mi occupo della traduzione dei canti nella Lingua dei Segni, ho individuato un modo, che non è una traduzione letterale, ma una coreografia che, utilizzando la LIS, traduce anche la musica. Non è facile. Quello che noi facciamo è una traduzione in 3 D - così posso definirla - che rispecchia cioè non solo il contenuto, ma anche la profondità della musica. I movimenti che il pubblico vede esprimono i contenuti di ogni canzone, che vengono comunicati attraverso una tridimensionalità, che è anche fisica. Una sorta di sintesi gestuale insomma.
 
Infantino 2
- Che cosa avete  cantato sul palco del Disability Pride e che emozioni avete provato?
Noi abbiamo cantato con i Baraonna "Roma nun fa la stupida stasera". Esibirsi sotto il cielo stellato di Roma è stato molto bello. Abbiamo potuto eseguire un solo brano perché ci sono stati ritardi nella scaletta del programma e i ragazzi hanno dovuto rientrare in istituto. Ogni volta che cantiamo sono brividi, brividi grandiosi. È una esperienza che si ripete sempre - e non è accaduta soltanto quella sera - perché cantare in coro con il corpo è qualcosa che ti dà delle vibrazioni potenti. E poi, quello che piace molto ai ragazzi, è essere abbracciati quando hanno finito di esibirsi perché la nostra performance fa commuovere e tutto si trasforma in un caloroso abbraccio collettivo. Uno degli ultimi concerti che abbiamo fatto è stato in Campidoglio con il Quadracoro, durante la giornata della musica del 21 giugno scorso. Per il Disability Pride mi ha telefonato personalmente il presidente della Onlus, Carmelo Comisi. Con me c'erano anche i colleghi Tullio Visioli e Nadia Boccale. A volte anche loro salgono sul palco e si mettono a cantare con le mani perché si divertono molto ad entrare nel coro. 
 
- Fra le vostre attività ci sono anche corsi tradotti nella Lingua dei Segni. Perché questa scelta? 
Noi facciamo corsi integrati per sordi e udenti perché pensiamo che i cori, che nascono in Italia, debbano essere caratterizzati dal "segno", sulla base di una effettiva integrazione. Ricominceremo le nostre attività a settembre. Con l'inizio della scuola, riprenderanno anche i nostri laboratori. E poi sono già in calendario diverse richieste di concerti sino a dicembre.  
 
Infantino 3
- Crede che la comunicazione sociale possa passare anche attraverso la musica? 
È fondamentale. Direi che la musica consente una inclusione a tutto tondo, una integrazione che permette alle persone con fragilità di esprimere le proprie potenzialità, attraverso un linguaggio che è universale. 
 
- Può mandare un messaggio a tutte le persone con disabilità che non hanno ancora individuato il loro talento e in particolare ai genitori dei bambini con problemi per sollecitarli a farli uscire dall’isolamento? 
La nostra esperienza è quella di pensare ai bambini non come a disabili, ma a bambini che hanno anche una difficoltà. Vedere principalmente i figli come persone consente non solo ai genitori, ma anche al mondo esterno alla famiglia, di vedere prima la persona e poi la difficoltà. Pensando in questo modo, abbiamo la possibilità di immaginare che tutti possano accedere alla musica, allo sport, all'arte, ciascuno con le proprie competenze e le proprie risorse. Perché anche i soggetti normodotati hanno le loro difficoltà.   
 
- Ripeterete l’esperienza del Disability Pride?
Infantino 4Ci farebbe molto piacere, magari con un po' più di preavviso, perché ci siamo preparati soltanto in dieci giorni. Abbiamo dovuto correre, ma in ogni caso ci faceva piacere esserci, non mancare all'appuntamento. E anche se il risultato è stato carino, sarebbe stato molto bello conoscere prima i Baraonna, fare una esperienza insieme. Perché per noi il progetto non è esibirci, ma far uscire i ragazzi sordi dall'isolamento, facendoli incontrare con altre persone. 
 
Per ulteriori informazioni sull'Associazione Mani Bianche e sulle attività consultare il sito http://manibiancheroma.it/ e il profilo Facebook www.facebook.com/ManibiancheRoma/
 
 
Pubblicato il 17 agosto 2018