IL COMMENTO DI LUCE TOMMASI


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BAMBINI SCHIAVI NELLE CAMPAGNE DEL SUD. INTERVISTA AD ANTONELLA PALMIERI, AUTRICE DELL’INCHIESTA DI AGORÀ - RAI3 SUI SOPRUSI NEL LAVORO MINORILE 

 

C’è chi per l’Epifania aspetta i doni della Befana e chi invece attende il pullman che lo porterà al lavoro nei campi. Ad aspettare sono sempre bambini, bambini segnati da destini diversi. Il lavoro nero minorile è una tragedia che anche oggi attraversa l’Italia. Il tema è stato al centro dell’inchiesta di Antonella Palmieri "I nuovi schiavi sono i bambini bulgari", realizzata per Agorà - Rai3. Servizio che si è classificato al secondo posto, nella sezione Radio Televisione del Premio Pietro Di Donato, promosso dal Comune di Taranta Peligna in collaborazione con l'ANMIL. Drammatiche le testimonianze raccolte fra i bambini bulgari, costretti a fare i braccianti nelle campagne di Mondragone, in provincia di Caserta. Ripercorriamo con Antonella Palmieri le motivazioni e i contenuti dell’inchiesta. 


- Perché hai scelto di parlare di bambini e lavoro nero?

Il lavoro nero è un'emergenza nazionale a cui da troppo tempo siamo tutti assuefatti. E l'assuefazione è la ragione per cui è tanto difficile debellare il fenomeno. Interi pezzi del nostro paese sono convinti che lavorare in nero sia l'unico modo di trovare e ottenere un lavoro. Le denunce sono poche, i controlli non sufficienti, ma per avere un mondo dove lavorare in modo regolare diventi la normalità è necessario che non si smetta di raccontare che il lavoro nero non è affatto normale. Quando la Cgil ha diffuso la notizia che in quelle campagne c'erano anche bambini e ragazzini che passavano le loro giornate sotto il sole per 7, 8 ore al giorno ho deciso che bisognava raccontarla per quello che era: una storia terribile di degrado, povertà, soprusi. Gli autori di Agorà, il programma di Raitre per cui lavoro sono stati d'accordo con me, così sono partita per la Campania.

 

- Le situazioni che riporti nella tua inchiesta sono drammatiche. 

Che cosa fare secondo te per contrastare caporalato, lavoro nero, sfruttamento minorile? 

In Italia secondo l'Istat operano alcuni milioni di imprese. Gli ispettori del lavoro suddivisi fra Ministero, Inps e Inail non sono più di 5mila. Vuol dire che ognuno di loro dovrebbe controllarne decine al giorno solo per fare un solo controllo all'anno. Sono numeri che non tornano. Bisognerebbe aumentare gli ispettori del lavoro per far sì che ci siano maggiori controlli, anche mensili. Credo che le multe ripetute alla fine porterebbero gli imprenditori a mettersi in riga. 

 

- Perché in situazioni come quelle che racconti lo Stato è assente? 

Non ho certezze su questo. Penso dipenda dalla concomitanza di varie ragioni, mancanza di personale, assuefazione al fenomeno, difficoltà a raccogliere le denunce delle vittime che a volte sono le prime a difendere i datori di lavoro irregolari negando, per paura di non lavorare più con lo stesso datore ma anche con altri, il rapporto di lavoro in nero.

 

- Tu hai fatto interviste a minori e persone sfruttate. È stato difficile ottenere risposte? 

Non è stato difficile. Avevano voglia di parlare e raccontare la loro situazione. Smettevano di parlare solo quando sentivano gli occhi dei caporali addosso. 

 

- In Rai c’è sufficiente spazio per affrontare argomenti come questi?

Ritengo di sì. E non solo nel nostro programma. Penso a Report, Presa Diretta, Carta Bianca, agli approfondimenti dei telegiornali. Negli ultimi mesi sono stati affrontati tantissime volte questi temi, dal dibattito sulla gig economy alle rivendicazioni portate avanti dai lavoratori delle cooperative nella logistica. 

 

- Credi che il ruolo dell’inviato che si sporca le scarpe dia un valore aggiunto al lavoro di un cronista?

Il lavoro di cronista non è solo quello di chi va nei posti dove le cose accadono e parla con le vittime, con i protagonisti delle storie. Il cronista è anche chi è capace di scovare documenti rimasti non pubblicati, dà loro un contesto e ricostruisce uno scenario. Anche in quel modo si riesce a fare il cronista, fornendo al lettore, al pubblico in generale, il racconto, la fotografia di una situazione in un dato momento storico.  

 

 

- Per quale motivo hai deciso di partecipare a questo premio? È la prima volta? 

Quella di quest'anno è stata la prima partecipazione al premio. Ho inviato il mio lavoro perché credo nei premi giornalistici. Credo siano uno strumento utilissimo di diffusione e sostegno al lavoro dei giornalisti, soprattutto per quelli free lance che magari non hanno grandi testate che li sostengono.

 

- Che cosa hai provato quando hai saputo che la tua inchiesta si era classificata al secondo posto? 

Sono stata contenta. Ho pensato che sarebbe stata un'occasione in più per dare voce a quei ragazzini bulgari schiavi nei campi.

 

- Hai qualche suggerimento per la prossima edizione del Premio?

Continuare a sostenere il lavoro giornalistico. Magari si potrebbe creare anche una sezione per le fotografie e per le graphic novel. 

 

Pubblicato il 4 gennaio 2019